Finalmente ci ritroviamo. La pagina bianca mi è mancata, e anche se ho un maledetto mal di testa è il momento di scrivere scrivere scrivere. Si comincia al caldo delle quattro pomeridiane, è necessario superare le 33.000 parole oggi…
Simone ricorda una delle sue esperienze infantili vissute insieme al suo amico Nicola…
Alle 17:20 l’obbiettivo è raggiunto! Ora posso dedicarmi alla lettura (Enrico Palandri e Gianluigi Ricuperati) e alla vita. Ognuno alle sue passioni e al suo tempo libero, ma prima la canzone del giorno!
Domani dovrò partecipare ai mondiali antirazzisti appena terminato il lavoro, queste pause mi ridanno volontà e creatività, sono proprio necessarie, l’importante è non perdere il feeling con lo scritto e tenerlo sempre al centro dei propri pensieri.
A domani, ed ecco un ritaglio dello scritto non riletto…
“[…] un vero e proprio rito di passaggio(in questo modo l’avrei chiamato dopo aver letto alcuni libri di antropologia consigliatimi da Sara) che ci assegnava lo status di esploratori e avventurieri, segnava una fine e inaugurava un nuovo inizio. Quelle avventure in cantina, quelle penetrazioni nei polverosi anfratti e nei tortuosi cunicoli della sua casa finivano lì, esattamente in quel caldo pomeriggio estivo.
Nicola non ha più parlato da quando è venuta meno la nostra torcia, decido di provare a decifrare il suo umore con l’aiuto delle mani, dei polpastrelli. A scuola ci hanno insegnato che il tatto è uno dei cinque sensi, chissà se può funzionare in maniera simile alla vista, se toccare qualcuno può aiutare a capire il suo stato d’animo. Muovo le mani nell’oscurità, incontro il suo braccio magro, mi muovo su, fino alla sua spalla e poi all’orecchio. Quando faccio scorrere le mie dita sul suo collo sento il suo cuore battere forte poi, in un istante, eccomi sulle sue guance morbide. Cerco la sua bocca, per capire se sta sorridendo o se sta stringendo le labbra, come quando ha paura. Trovo le sottili labbra serrate, ma al passaggio della mia mano le sento rilassarsi, poi schiudersi, come uno di quei fiori che lentamente si aprono all’arrivo della primavera. Nicola sta sorridendo, fa scorrere le sue mani lungo le mie braccia e mi tira verso di lui, mi abbraccia fino a soffocarmi. Stringe e lo sento che ride, e mi ritrovo con le labbra appoggiate sopra le sue. Ci siamo dati un bacio a stampo, non so quanto sia durato né perché sia successo ma, pensandoci ora, mi ricordo di quanto quel gesto fosse sincero. Innocente mi viene da dire. Eravamo l’innocenza incarnata in due corpi di bambini, quel bacio era lontano milioni di chilometri dal sesso, dalle scelte fatte a mente fredda e dalla razionalità. Era un’esplosione di affetto e di passione, una festa per condividere il nostro successo. Quando ci siamo separati siamo scoppiati in fragorose risate, le stesse risate che negli anni a venire avrei ritrovato solamente attraverso l’abuso di alcool. Nicola si è fatto da parte e ha lasciato che lo guidassi verso l’uscita. Il nostro viaggio di ritorno verso la superficie terrestre, dove intanto le vite degli altri si erano consumate nell’apatica immobilità di un qualsiasi pomeriggio estivo, non si era però compiuto nel migliore dei modi […]”

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