10/06/11

2. First step Day TWO (9 giugno 2011)



La sveglia non suona presto per via di un concerto dei Ministri la sera prima, che oltretutto ha minato ulteriormente una salute già precaria a causa del colpo di genio domenicale (partita sotto il diluvio).
Si comincia poco dopo le 9... la storia riprende da dove l'avevamo lasciata...

Simone è tornato da Valencia, cominciano a riaffiorare nella sua memoria le sensazioni, i flash, di Quel giorno, il giorno in cui la sua vita cambiò per sempre, il giorno in cui, dieci anni prima, accadde qualcosa che lo portò a fuggire dalla sua città natale. Ora deve incontrare Lucia (la sua fidanzata di allora), che non vede nè sente da dieci anni, alla camera mortuaria dove è custodito il corpo di sua madre, in attesa del funerale che avverrà domani. Percorrendo in macchina la città ritrova i luoghi del suo passato e inesorabilmente comincia a ricordare...

Poco più di due ore dopo il lavoro è terminato, la qualità mi pare meno alta di ieri, il maltempo e il mal di gola influiscono sull'umore, ma ciò che conta è che anche oggi 1740 parole sono state messe in cascina.
Il totale dice che sfioro le 4000 parole (con un surplus di 489), è ora di apporre la stellina delle 2000 parole e dedicarsi allo studio per l'esame del 24 e alla vita. Ammetto che ogni giorno, terminata la scrittura, effettuo una rilettura veloce, giusto per capire se sono ancora dentro la storia.


In attesa di domani, ecco la canzone del giorno e un pezzetto del romanzo...

" [...] In un solo colpo mi rendo conto di quanto sia stato ingenuo. Vacillo, ma mi obbligo a essere fermo, deciso.
Sento il mio corpo dissociarsi dalla mia mente, la mia parte fatta di carne sangue e ossa è impietrita, con un bicchiere gelato sorretto da mani ancor più fredde, mentre la mia mente è già nella zona notte e - probabilmente condizionata dai troppi film visti o, forse, da un intuito che va al di là dell’ingenua schiettezza dei miei diciannove anni - sta aprendo con ardore dissennato tutte le porte e gli armadi per controllare se c’è davvero qualcosa che non va. Mi faccio forza, devo avere il coraggio di andare fino in fondo a questa faccenda, nella migliore delle ipotesi tirerò un sospiro di sollievo e riderò della mia paranoia, che sicuramente ho ereditato da mia madre, una delle donne più apprensive e attente ai dettagli (insignificanti) della vita che abbia mai conosciuto. Non c’era occasione in cui non ribadisse a me o a mio padre che non sapevamo vestirci, che eravamo inetti nell’abbinare i colori e i tessuti. Io non tolleravo questo suo lato modaiolo da stilista posticcia, come se i suoi non fossero banali gusti personali, ma certezze acquisite da anni di lavoro sul campo. Mio padre invece sembrava prenderla meno sul personale e più sul ridere, probabilmente perché la conosceva da più tempo, o forse perché ci aveva fatto il callo.

-       Si, sono io.

Appoggio delicatamente il bicchiere senza aver toccato l’acqua e mi dirigo verso le camere da letto. Il mio corpo si muove d’istinto, senza pensare, quando si è alla ricerca della verità non ci si può far guidare dal pensiero, da una razionalità che troppo spesso non desidera fare i conti con la realtà delle cose.
[...]"

1 commento:

  1. la faccenda si fa sempre più intrigante e forse introspettiva, mi sento partecipe di questi sentimenti che mettono la psiche sempre a dura prova. Le condizioni ambientali ci cascano addosso da quando siamo neonati e l'idea di scappare da una realtà solo per dimenticarla banalmente mi sembra da sempre un'idea sbagliata. Purtroppo il lavoro da fare è molto più duro e faticoso e magari contempla anche la distanza ma questa non deve essere la ragione principale. Come insegna radiofreccia cit: scappare da una città di 40.000 abitanti è come scappare da se stessi.

    abbinamento: serve energia quindi bollicine: franciacorta ci insegna una cosa: siamo ancora all'inizio ma la potenza della carbonazione e degli aromi ci devono inziare a far pensare...

    Fabio (ANOamante)

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