16/06/11

9. Avanti tutta! Day NINE (16 giugno 2011)


Le pile sono un po’ scariche, ma oggi c’è molta voglia di scrivere, nonostante mi sia addormentato subito dopo essere tornato a casa. Si scrive in biblioteca oggi, timbro l'immaginario cartellino alle 16 (ora in cui apre la biblioteca).
Oggi succede che:

Amanda trascina Simone dentro ad uno strano “gioco”…
Simone legge la prima delle lettere che sua madre aveva scritto quando era in vita, e matura due convinzioni che lo guideranno nel suo futuro immediato: vuole trovare suo padre e fare chiarezza su quel passato una volta per tutte.
Il giorno successivo va al funerale e fugge appena possibile evitando i presenti, però trova Lucia nel parcheggio ad aspettarlo…

Alle 17:45 ho terminato, abbondantemente superate le 15.000 parole, e sono felice perché sono tornato in scia e il romanzo si apre a nuove prospettive e a personaggi molto più complessi… in attesa di domani, tra un colpo di tosse e l’altro (guarirò un giorno), e prima di una buona lettura, ecco la canzone del giorno (dedicata a chiunque si esprima attraverso la scrittura!) e un cicchetto di romanzo non riletto (la prima parte ambientata a Valencia con Amanda, la seconda parte è un estratto della prima lettera di sua madre)…

[…]Dalle facce che vedo intorno a me, non credo gireranno i milioni stasera a questo tavolo. L’uomo con la giacca in pelle nera siede alla sinistra di un grassone con la pelle abbronzata, un enorme crocifisso in oro lo àncora (come se il suo peso non bastasse) al suolo terrestre, il suo corpo emana un profumo dolce e con la mano sinistra si asciuga continuamente la fronte utilizzando un fazzoletto di stoffa marrone. Alla sinistra dell’uomo con la giacca di pelle sta un ometto magro, basso, la sua età è indecifrabile, nel senso che potrebbe avere cinquant’anni così come cinquecento. La vita non è stata clemente con quest’uomo, i suoi occhi sono freddi e distanti, il suo fisico è così magro che sembra uscito da un campo di concentramento, l’unica nota di vita proviene dal suo piccolo sigaro, dal quale sbuffa piccole nubi di fumo che si dissolvono tra le luci basse del locale. L’ultima partecipante è una donna, una signora con i capelli biondi, eccessivamente biondi per pensare che quel colore sia effettivamente il suo. Dalle sue grandi labbra gonfie, colorate di un rosso accesso, rilascia grandi sorrisi a tutti, deve avere speso parecchio dal dentista nel corso della sua vita e ora ci tiene a mostrare quella dentatura candida, un po’ cavallina, ma semplicemente perfetta. La donna indossa un lungo vestito nero, orecchini di perla e un collier in oro bianco, non capisco come possa frequentare un posto del genere. Inizio a temere che questa gente abbia un vero e proprio vizio, una malattia capace di farli scommettere cifre alle quali non sarei mia potuto arrivare, se non condannandomi a lavori forzati per il resto dei miei giorni. La donna si accende una sigaretta, la fuma con il bocchino, anche se in realtà aspira una volta ogni cinque minuti, rendendo la sigaretta più una questione di stile che non un piacere.[…]


[…]Ogni tanto scoppio a piangere, senza nessun preavviso, specialmente quando sono in negozio da sola. Ultimamente le vendite non vanno molto bene, durante la settimana si vendono poche cose, la gente preferisce andare nei grandi centri commerciali, e così, a parte il sabato, passo le mie giornate a riordinare gli scaffali e a guardare i portici fuori dalla vetrina. A volte capita che, mentre me ne sto lì a guardare lo scaffale delle creme per il corpo, sento salire una grande rabbia, e all’improvviso mi trovo nello sgabuzzino del negozio a piangere, faccio grandi singhiozzi, come i bambini, ma non riesco a controllarmi se non dopo qualche minuto. Ho sempre paura che entri un cliente durante uno di questi momenti, così cerco di riassettarmi il trucco nel minor tempo possibile e poi di ritornare al banco. Guardandomi allo specchio ho notato che i miei occhi vagano, non riesco a fissare il mio sguardo, e i miei pensieri, su qualcosa di stabile, non so se abbia a che fare con lo shock, se abbia momentaneamente mandato in tilt il mio sistema nervoso. […]”

A domani…!

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