13/06/11

6. E arrivò il lunedì... Day SIX (13 giugno 2011)


Giornata nervosa e nuvolosa, cominciata con una colazione volante in bakery (la curiosità di conoscere i nuovi spazi – non-luoghi? – di (non) socializzazione. Una piccola parentesi degna di Berlino nel cuore di Reggio. In attesa del sole e delle belle notizie sull’affluenza (ore 15), mi vanto, per una volta, della mia città, piccola isola “felice” (per cultura, istruzione, antimafia e cittadinanza attiva, tanto per dire qualche pro) che ieri sera, ore 22, era in vetta alle classifiche del referendum: Reggio Emilia comune con più affluenza, quorum superato già in serata con il 54,60% di cittadini votanti! (la piccola e agguerita Fabbrico si conferma fiore all’occhiello nazionale con il 64,49% alle 22). Bene, dopo questa lieta nota in un giugno insopportabilmente piovoso, e prima dell’inizio dei campi estivi con i bambini (domani mattina), vi raccono una piccola storia:
Ieri stavo scrivendo, pc sul tavolo della sala e io dietro. Di fronte a me la porta-finestra che dà sul balcone. All’improvviso ecco arrivare una mega Bmw, un modello nuovissimo, nero e con i finestrini posteriori oscurati. Siccome posteggia proprio sotto casa mia, e siccome sono curioso, punto lo sguardo sul nuovo arrivato. Dalla macchina esce un’esile ragazza che avrà vent’anni, fuma una sigaretta e osserva la carrozzeria della sua quattro ruote. Starà aspettando un’amica, mi dico. Certo che, una macchina del genere, l’ho vista solo guidata (qui, a Reggio) da uomini calabresi, molti dei quali con gusti da ‘ndranghetisti. Pochi minuti dopo le arriva un messaggio, sale in macchina e fa manovra, nel mentre scende un uomo sui quaranta della casa accanto, accende la sua macchina e la segue a ruota. I due non si sono detti nulla, ma è palese che lui segua lei, e il messaggio inviato prima di scendere ne è la conferma. Racconto tutto questo non per il gusto del pettegolezzo, ma perché osservando la realtà si fanno collegamenti, a volte folli, a volte paranoici, a volte veritieri. Una Bmw del genere deve appartenere a qualcuno che ha dei soldi, quella sarà stata sua figlia +
il vicino non è sposato né altro, perciò perché nascondere una eventuale “fuga d’amore”? +
la ragazza, così giovane e “rampante” non credo lo aspettasse per una fuga d’amore, anche se non si sa mai+
il vicino è proprietario di una impresa di costruzioni edili e stradali nel reggiano…
Ricapitolando: impresa di costruzioni reggiana + appalti + accordi con la ‘ndrangheta (molto frequenti qui, come testimoniano svariati libri di Ciconte, Gratteri, ecc e quaderni di CO.LO.RE e Libera) che certo non disdegna una Bmw del genere + un incontro nell’anonimato, beh non so cosa risulti.
Sarà amore o mafia? Una mia paranoia? Che fare?

Prima di mettere in atto piani antimafia, mi metto a scrivere. Sono le 10 in punto, l’entusiasmo e le idee ci sono, però questo maledetto cielo grigio abbassa notevolmente l’umore.

Simone è a casa, chiude a chiave la porta della zona notte, non vuole affrontare il passato, non ora. Suonano al campanello, è Lucia. I due si confrontano, Lucia gli svuota addosso anni di rabbia e sofferenza, lei lo amava e lui se n’era andato, scomparso, senza un motivo, da un giorno all’altro. Simone esce dalla visione monocolore del passato, e prende in considerazione, non certo con semplicità, tutti gli altri punti di vista, la vita di tutti coloro che ha abbandonato qui.
Lucia, prima di andarsene, lascia a Simone una busta sigillata, contenente un messaggio che aveva lasciato la madre prima di morire…

Alle 11:40 ho raggiunto l’obiettivo. Il totale è pari a 10.738 parole (e mi assegno la stellina per le diecimila parole, alè!), ora ci si organizza per lo studio pomeridiano, il lavoro e gli eventuali brindisi per il referendum.
In attesa del domani, ecco la canzone del giorno, un pezzo che avvolge in un'unica melodia una parte di ciò che ho scritto oggi e un bellissimo racconto di Richard Yates (sempre grazie Giulia) che ho letto poco tempo fa…
Ah, quasi dimenticavo… una pinta di romanzo (non riletto...)!

[…]Ascolto in silenzio, non ho nulla da dire e penso che in fondo mi merito tutto questo. Mi faccio scudo ripetendomi che sono tutte mie stupide sensazioni, Lucia starà bene ormai.


-       Ricordi Nicola? Uno dei tuoi “grandi” amici, bè anche lui ha avuto problemi, come li hanno tutti Simone, tutti hanno problemi, e anche lui non ce l’ha fatta. Ovviamente tu non lo sai che si è buttato sotto un treno un anno fa, tu non le sai tutte queste cose, perché tu non c’eri, perché tu te ne sai andato, come se contassi solo tu in questo mondo del cazzo.

Non sapevo niente di Nicola, ora sono anche io sull’orlo delle lacrime, la ferita che avevo debitamente nascosto, sta riprendendo a sanguinare. Dentro di me si fa largo la convinzione, ancora flebile, che è ora di cominciare a curarla questa ferita.
La mano di Lucia trema, non me la sento di stringerla, potrebbe portarla a uno scatto d’ira. Vedo l’idea che mi ero fatto di lei sgretolarsi e crollare in minuscoli frammenti.

-    Ricordi quando ci sdraiavamo in cortile da me, in estate, e guardavamo le stelle? Ricordi che in lontananza sentivamo sempre la confusione provenire dalle vie del centro storico? Ogni venerdì e ogni sabato era la stessa storia, noi abbracciati nella penombra del cortile, e quel vociare ininterrotto e chiassoso che saliva gracile e irriverente. Tu lo chiamavi il rumore della città, ricordi? Avevi promesso che lo avremmo affrontato insieme, che ci saremmo fatti forza, come fossimo un corpo unico. Non mi facevo illusioni, sapevo che le cose sarebbero potute andare diversamente, ma mi piaceva sognare. E fare l’amore con te. Poi tu te ne sei andato, scappato di notte, come un ladro, senza farti mai più sentire.

[…]Lucia mi capisce da sempre, eppure non riesco a cogliere appieno il suo discorso, sono sicuro che abbia ragione, ma non riesco a far combaciare la sua storia, quella che mi sta raccontando, con la mia. Ora le potrei dire che ha ragione, che ho commesso un errore madornale, che sono stato un stronzo egoista ma, allora, non era così. Non potevo nemmeno immaginarle tutte queste cose, soffocato da un dolore imponderabile non vedevo altre vie di fuga se non quella che ho percorso. Solo ora mi viene mostrata la realtà di chi è rimasto, il mio essere al contempo vittima e carnefice.
Lucia si sta ricomponendo, capisco che è meglio prendere una via di fuga (l’ennesima), per non farla, e farci, soffrire ulteriormente.
Indico le fotografie e le chiedo se lui, mio padre, non c’è? […]

Nessun commento:

Posta un commento