28/06/11

20. Giornata piena, ma non si molla... Day TWENTY (28 giugno 2011)

Lavoro ai campi estivi (per uno dei bambini sono Giuseppe Rossi, il calciatore del Villareal, ovviamente ringrazio, anche se lo diceva per la somiglianza somatica visto che non mi ha mai visto giocare. Per sua fortuna, altrimenti ciao Giuseppe Rossi!), visita dal dottore, farmacia e vita privata incombono, la giornata di oggi sarà, per forza di cose, poco prolifica da un punto di vista quantitativo. Non c'è tempo nemmeno di accendere il portatile dotato di videocamera per la foto! Quando mi capita di avere così poco tempo, mi metto a pensare alla storia che sto scrivendo, alla sua evoluzione, ai personaggi, a cosa sta per capitargli, a dove finiranno nelle prossime pagine. Il disegno è sempre più definito nella mia testa, un po’ di immaginazione unita ai manuali e a tutti i libri letti (a cui vanno aggiunti film, fumetti e spettacoli di teatro), rendono meno arduo il procedere della stesura. L’operazione qualitativa e di miglioramento avverrà alla fine del mese, ciò che conta ora è la storia, con i suoi personaggi. Non allontanarsi dalla strada maestra rischiando di prendere viuzze buie e senza ritorno, continuare a creare episodi che mettano a fuoco le problematiche centrali, senza mai essere ridondanti o banali. Far succedere cose, fare cambiare i personaggi… e poi vedremo che accadrà, giorno per giorno.
Una canzone del giorno che profuma di estate, di libertà, e che rende onore a chiunque ami la propria terra e lotti per difenderla…
ecco un pezzetto del romanzo (un dialogo tra Simone e Lucia…) non corretto/riletto.
A domani!

[…] “Guarda dove ci hanno portati le scelte facili, gli stipendi garantiti, i Don Sebastiano, il relax di una serata davanti alla tv, che poi sono diventate tutte le serate, compresi i sabati e le domeniche pomeriggio. La sicurezza dei soldi e dell’abitazione ci ha portati a chiuderci sempre di più, a costruire cancelli, a mettere le inferriate alle finestre. E non parlo solo di cose materiali, parlo anche di noi. Abbiamo imparato, ci siamo abituati, a chiuderci in noi stessi, a guardare con ammirazione una generazione che ci ha sempre detto di fare “a modo”, di seguire il loro modello, e oggi, solo oggi, assistiamo alla distruzione di quel modello. Loro non potevano saperlo, sono cresciuti in questo modo, per loro era giusto tutto questo, ma noi abbiamo il dovere di capirlo, dovremmo almeno provare a essere migliori, a essere diversi, da loro. Non credi?
Dovremmo avere ambizioni diverse dalle loro, sogni che non siano gli stessi che facevano loro quarant’anni fa, quando avevano vent’anni, sogni che siano autenticamente nostri. Senza avere paura di non essere compresi, senza aver paura di sbagliare, perché altrimenti rimarremo sempre uguali, non cresceremo mai, accontentandoci di una vita che scorre su binari che non sono i nostri, e che scorrono verso qualcosa di cupo, come dimostra l’evoluzione della società coltivata da loro, i nostri genitori. Cazzo, lo dice anche Don Sebastiano che perseverare è diabolico” […]

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