Una bella dormita rigenerante e si può cominciare, mentre Bossi e i suoi fanno a gara a chi ce l'ha più duro sul palco di Pontida. Gli allevatori che sono sotto al palco giudicheranno la durezza a forza di prenderlo in quel posto, o forse sarà troppo tardi prima che se ne accorgano?
Qui, intanto, bisogna recuperare parte del lavoro di ieri e posizionarsi a quota 19000 parole!
Simone incontra Lucia in birreria, fa la tragica conoscenza di Max, e scopre che Lucia dovrà partire l'indomani per due settimane, a causa del suo lavoro a tempo determinato. Ma Simone le propone di partire con lui, alla ricerca del padre...
Un passo indietro, a Valencia, e viviamo con Simone le sue nuove esperienze, lo strano rapporto con Amanda che, dopo essere scomparsa per qualche tempo, si fa risentire per proporre a Simone qualcosa di grosso...
Alle 13:20 si stacca, siamo in pari con il lavoro, e la giornata si profila libera e soleggiata. Buona domenica, di riposo, di divertimento, di cultura...
la canzone della domenica e un piatto caldo di romanzo, assolutamente non riletto (la prima stesura è sempre grezza, "nature")...
ci si vede tra ventiquattrore!
"[...]
Lei mi guarda, la domanda che le ha rovinato le notti, che deve averle fatto saltare molti pasti, trovava finalmente una risposta. Ora Lucia sapeva.
- Domani partirò. E tu verrai con me.
Lucia si guarda le scarpe, sta valutando la situazione, sta pensando a quello che perderebbe partendo con me, si sta chiedendo se potrà fidarsi, se tutto questo non è che una follia.
- Va bene.
Non dice altro, con queste due parole decide che verrà con me, stabilisce che è il momento buono per mandare a quel paese Max e quel finto lavoro, che è il momento giusto per capirsi, per capirmi, perché la reciproca comprensione richiede tempo, attenzione. È giunto il momento di fermarsi a riflettere, di cambiare aria per un po’, per poi forse ritornare, diversi, cambiati per sempre dagli eventi che ci capiteranno e dalle parole che ci scambieremo.
Domani si parte, si ricomincia, insieme.[...]
[...]
Dicembre 2002
“Io sugli aerei non ci salgo, quelle sono casse da morto con le ali”. Mio padre lo ripeteva sempre, in particolare nei primi mesi che ci avevano introdotti nel ventunesimo secolo. I voli low-cost si erano moltiplicati, i telegiornali documentavano ogni giorno tragedie in giro per il mondo. Un terremoto in Giappone ieri, un inondazione in India oggi, un vulcano in Islanda domani, migliaia di morti in tutto il mondo, ogni giorno. Mio padre si era convinto, a suon di nuove uscite in libreria, riviste con pretese storico-scientifiche, e film apocalittici, che la fine del mondo fosse alle porte. E la fine del mondo, per così dire, era davvero alle porte, ed era avvenuta in un giorno di luglio, però per mano sua e non per colpa di qualche meteorite finito sull’asse di rotazione del nostro globo.
E io quell’aereo l’ho preso per davvero, quindici mesi fa.
E io quell’aereo l’ho preso per davvero, quindici mesi fa.
Sono passato da un lavoro all’altro, ho cambiato alcune case, ma non sono ancora in cerca di una stabilità di qualche tipo. Mi piace cambiare lavoro, conoscere persone nuove e farmi trascinare in nuovi luoghi, nuove situazioni. Ora lavoro in un altro fast-food, friggo patatine e riempio bicchieri di cartone con bibite gasate, piene di zuccheri, e con una valanga di ghiaccio. Se prima avevo imparato che il cliente ha sempre ragione, ora ho appreso che il capo ha ancor più ragione. Carlos, il mio capo, sin dal primo giorno di lavoro mi ha insegnato a riempire di ghiaccio il bicchiere, in modo che per ogni bicchiere da 40 cl si riescano a risparmiare almeno 15 cl di bevande. Così si lavora, così si ottengono le promozioni ragazzo, mi ripete ogni giorno. [...]"

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