Comincia la seconda settimana di scrittura, dopo una piscinata mattutina con i bambini del campo estivo. Accensione dei motori alle 14.55, oggi l'obiettivo è 13.500 parole!
Ora che sappiamo molte cose sui personaggi - su Simone, su Lucia, del loro passato, sui genitori diSimone - è ora di fargli vivere nuove esperienze. Prima però scopriamo qualcosa di più dell'affascinante e misteriosa Amanda, conosciuta durante il settembre del 2001 a Valencia...
infine Simone apre la busta che la madre gli ha lasciato, scoprendo che il foglietto contenuto in quella busta porterà a galla tutto ciò che di sua madre non ha mai potuto sapere...
ore 17.25, si stacca a quota 13.500, a breve alcune novità, ma prima la canzone del giorno, che è assolutamente a tema con il romanzo, e un piccolo estratto dallo scritto anche oggi...
"[...]
- Ascolta Simone, la serata prende una piega un tantino diversa. Tu sai giocare a poker?
- Non molto bene, però so le regole di base…
- Non importa, almeno sai fingere?
- Beh, ci posso provare.
- Perfetto, vieni con me.
Amanda mi prende per mano e io la seguo, so che quella fata mi sta portando verso qualcosa di cui mi pentirò, so che non avrei mai dovuto accettare, ma il fatto è che la sto seguendo, e passo dopo passo scopro con curiosità e apprensione la nuova piega che sta prendendo la mia vita.
[...]
E mentre ripenso a Lucia, e mi accorgo che non vedo l’ora che sia domani per poterla rivedere, ho già in mano il contenuto della piccola cassaforte, l’ultima sorpresa che mia madre mi aveva lasciato, dandomi la possibilità di scegliere se aprire o meno quel piccolo rettangolo incastonato nel muro del garage. Ho tra le mani un piccolo plico di lettere, devono essere una cinquantina, rilegate con un filo di spago marrone. Salgo di corsa le scale e mi metto sul tavolo della sala, disfo il nodo con cui lo spago tiene insieme le lettere e prendo tra le mani il cartoncino marrone che sovrasta la pila.
DA BUTTARE
Lo spirito contradditorio e schizofrenico di mia madre, quello contro cui ho combattuto per quasi vent’anni, lo stesso con cui evidentemente combatteva anche lei, risplendeva in quelle due parole scritte a pennarello nero sul biglietto. Mi aveva lasciato la chiave, per farmi trovare quelle lettere, per comunicarmi la loro presenza. Eppure aveva apposto quel foglio a caratteri cubitali, come se non dovessi leggerle, ma semplicemente sbarazzarmi di loro perché lei non c’era riuscita [...]"

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