17/06/11

10. Venerdì 17, but don't be afraid! Day TEN (17 giugno 2011)

I giochi d’acqua al campo estivo mi conducono ad un collasso post-pranzo sul divano. Si parte per la biblioteca alle 17, e l’obiettivo giornaliero da raggiungere è 16.500 parole. Accanto a me alcuni vecchi che commentano le notizie nella zona dei giornali mi tengono compagnia. Si comincia alle 17:15…

La trama si infittisce, la storia corre ormai su tre binari: il presente di Simone, il passato di sua madre raccontato da una serie di lettere che non gli hai mai spedito, e il passato di Simone a Valencia, e la sua folle storia con Amanda.

Alle 18:37 è finita, sfiorata quota 16.890 parole. Il ragazzo (sconosciuto) che studiava di fronte a me se n’è andato augurandomi buon lavoro, sono commosso dall’educazione di certe persone.In biblioteca trovo anche il volantino cartaceo di questo interessantissimo concorso, e pensare che proprio ieri sera mi è venuta un'idea (a tema realtiy e cosa si è capaci di fare per il Potere, oggi) per un racconto che voglio scrivere al più presto. L'occasione è perfetta (l'avrei scritto comunque, ma qui c'è una giuria disposta a dare un parere), mi aspetta una doppia sessione di scrittura, ma per il racconto sarà molto più semplice. Forse.
Domani mi aspettano mille impegni, dovrò trovare un buco per mandare avanti questa storia e superare le 18000 parole!
Un po' del romanzo, prima di salutarci. Ecco una briciola di Simone e Amanda, e una briciola di una lettera della madre di Simone...
Non resta che goderci questa incoraggiante canzone del giorno e aspettare che arrivi il domani… buona serata, e a presto!

"[...] Amanda si stringe a me, il suo non è un atteggiamento affettuoso, è più come se si facesse scudo da qualcosa con il mio corpo. Mi guarda con quei suoi grandi occhi ed è come se mi stesse supplicando di non farle del male.

  • Ho paura Simo, ho paura

  • Stai tranquilla, Amanda. Non ti succederà nulla

  • Ho paura, è qui, lui è qui

  • Lui chi? Che c’è Amanda?

  • Andiamo su ti prego, andiamo su Simo. Ti prego aiutami

  • Si, stai tranquilla, saliamo.

Mi chiedo se il Lui di cui parla sia lo stesso che l’aveva inseguita quella notte al parco. Saliamo con l’ascensore e osservo Amanda mangiarsi le unghie in continuazione, come se la situazione potesse precipitare da un momento all’altro. [...]

[...]
Mi manchi Simo, ma non voglio che torni. Tu che puoi, hai il diritto, e il dovere, di rifarti una vita. Io, invece, mi sono accorta che ho lasciato passare troppo tempo dando importanza alle poche cose che ritenevo fossero la mia vita: te, tuo padre e il mio lavoro. Le mie amiche, quelle con cui uscivo sempre da ragazza, quelle con cui andavo al cinema, in gelateria e a ballare, non le sento più da anni. Non me la sento di organizzare una rimpatriata, di cercare aiuto da chi ho colpevolmente abbandonato. Non mi restano che Sandra e Maurizio, rivederli ora vorrebbe dire scoppiare in lacrime davanti a loro, meglio aspettare che le cose vadano meglio. Forse ne parlerò con mia sorella, forse con Don Sebastiano, non so. Doveva proprio finire tutto così?
Tuo padre continua a stare male, siamo andati entrambi dal medico di base e ci ha prescritto alcuni psicofarmaci e ansiolitici, all’improvviso la mia vita, il mio umore, è scandito da queste pastigliette. Una la mattina, e due la sera per poter dormire. Tanto per cominciare… certo, in questo modo le cose vanno meglio, ma non credo sia il modo per uscirne. Il mio dottore ha consigliato la terapia di coppia, forse più avanti proveremo, per ora ho solo obbligato tuo padre alla massima trasparenza, perché mi sono accorta che passo intere ore a chiedermi dove sia, cosa stia facendo, se sia con lei… [...]

2 commenti:

  1. scrivere dopo il campo estivo è eroico.

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  2. ieri ero crollato sul divano, vittima di una mattina di giochi d'acqua. Alle 16 mi sono lentamente ripreso, è stata dura...!

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