Ultimamente sto ragionando, anche grazie a messaggi privati e ai commenti sul sito, sulla natura di questo progetto, di questo blog. Ci tengo a sottolineare che non è una pubblicità a me, anche perché non potrebbe essere fatta in maniera peggiore, bensì è un mettersi in gioco, che mira ad un doppio obbiettivo: la scrittura del romanzo e la dimostrazione che chi vuole può fare qualcosa, la volontà di aiutare (mettendoci la faccia), chiunque sia scoraggiato, abbia cose da dire, ma poi le lascia incompiute. Nessuno ha mai detto che sia facile, che non richieda impegno, che non richieda cultura e passione (prima per leggere, poi per scrivere, parlando di questo ambito), ma ciò che conta è farlo. Solo facendolo ci si rende conto delle proprie capacità, della soddisfazione data dalla creazione e dall’espressione dei propri pensieri e sentimenti. Poi si scoprono i problemi, i propri limiti, che saranno da colmare con ore di studio e di letture. Cito Ringhio Gattuso, perché credo che (almeno) una cosa intelligente l’abbia detta in vita sua, anche se non ricordo in quale occasione:
“Io non so Ringhio da adesso (da quando è al Milan e da quando è un vincente), io lo sono sempre stato Ringhio, sono così da sempre. Ed è grazie a questo mio modo di essere, e di impegnarmi, che ho ottenuto risultati”.
Non consiglio a nessuno di prendere Gattuso come esempio, semplicemente queste parole sono un monito, una piccola verità: solo impegnandosi, solo facendosi il mazzo, possiamo arrivare da qualche parte (il mio obiettivo non è certo, e non saranno mai, celebrità e miliardi), e allora, una volta raggiunto un traguardo, potremo mirare ad altri. L’impegno, il merito, Devono premiare, ovviamente uniti alla passione, alla conoscenza del proprio campo di lavoro e alla sincerità. Senza costruirsi finti personaggi o immagini distorte di sé. L’idea del progetto, secondaria solo al romanzo stesso, vuole dare un piccolo esempio, vuole spronare, vuole fare rete, creare scambi. Spero vivamente che altri ci provino, aprano blog e condividano le loro esperienze. Siamo qui anche per questo!
Okay, fine del pippotto, torniamo al romanzo!
Ritorno dai campi estivi e dalla mattinata faticosa, avrei bisogno di dormire un po’ di più. Il pomeriggio va alla grande, rivedere un amico fa sempre tanto piacere (dedicata a lui, e al suo dono, la foto di oggi!), e dopo più di due ore ininterrotte di chiacchiere eccomi in biblioteca, davanti al pc. La presa della corrente ha un attacco diverso, uno di quelli tedeschi, mi toccherà dare tutto in un’ora altrimenti è la fine.
Oggi Simone legge una lettera di sua madre, risalente al Natale del 2002, e subito dopo vediamo come lui trascorse quel Natale a Valencia: un night, un gestore ex-calciatore che crede di sapere tutto sulla vita e tanti uomini poco raccomandabili…
Alle 18.09 raggiungo e supero la quota giornaliera, 22.500 parole raggiunte, sono praticamente a metà, e domani posso prendermi la pausa. Ne ho assolutamente bisogno, giusto per rimettermi in forze, per avere tempo libero e per far riposare occhi e mente. Si riparte dopodomani con ancora più voglia! Stasera un po’ di cinema, consiglio a tutti i reggiani di partecipare alla proiezione di un documentario su Lampedusa (gratis, ore 20:30 cinema all’aperto, organizzato da G.A.3) e subito dopo alla proiezione de Il gattopardo, in piazza Prampolini alle 21:45. Il film è in Pellicola (restaurata dalla Cineteca di Bologna), e poi non dite che in città non c’è niente!
La canzone del giorno, che ascolto da giorni nei miei viaggi in macchina (e ritengo dica almeno due-tre grandi verità), e un pugno di romanzo… a presto!
“[…] Non so se andrò ancora a queste sedute, costano una cifra e mi sento chiamare in causa solo in quanto fonte del male, come se avessi deciso io di infliggermi questa punizione. Poi, in quello studio, mi sembra di essere nel confessionale di Don Sebastiano, o in quello del Grande Fratello, non credo che oramai faccia molta differenza, almeno per me. Lo scorso inverno ne ho parlato, ovviamente sotto il segreto della Confessione, anche al Don, e lui continuava a consolarmi, a dirmi che dovevo essere forte, che dovevo sopportare e saper perdonare, come Gesù. Da allora mi sono distaccata dalla chiesa e da quel mondo, ho vissuto, e vivo, sulla mia pelle una condizione di dolore e ho capito che non sono in grado di perdonare, sarebbe troppo comoda per tuo padre. E così, di punto in bianco (ma d’altronde sono fatta così), non sono più andata a messa, l’ultima volta risale alla scorsa Pasqua. A casa continuo a pregare, a invocare aiuto, ma lo avverto come superfluo, un rituale vuoto e privo di senso. Ho sbagliato anche in questo Simo?Mi sento così inadatta alla vita, alla mia vita, a ciò che mi sono costruita in questi cinquant’anni, e solo ora, parlando con tuo nonno, che poi è come parlare con me stessa credo, e scrivendo a te, sto capendo molte cose. Mi sento impotente di fronte a questa vita, ma immaginarmi che tu stai bene, e che hai potuto ricominciare a vivere, mi fa stare bene.[…]
[…]“Ci sono solo due modi per vivere: metterlo in culo o prenderlo nel culo. Io prima ho inculato tutti per vent’anni, poi l’ho presa nel culo e ora è di nuovo il mio turno”, questo dice Alex, il proprietario del locale in cui dobbiamo lavorare questa sera, tra poche ore, la vigilia di Natale. Il locale è il Paradise, un grande night-club pieno di avvocati in carriera, calciatori e donne a pagamento. La prima parola che mi viene in mente quando varchiamo la soglia del locale, prima che Alex ci inondi con la sue stronzate sul modo di stare al mondo, è: illegale. È: mafia. È: che cazzo ci faccio qui? Alex ci ha già pagato, in contanti all’uomo con la giacca di pelle, perché le cose vanno fatte come si deve, anche questo è sinonimo di rispettabilità, di onorabilità, dice. Alex è un quarantenne, ha un fisico palestrato, muscoli così gonfi che la camicia bianca di lino che indossa potrebbe esplodere da un momento all’altro. Quei muscoli, contenuti da una pelle abbronzata e pluritatuata, non sono naturali, salta subito all’occhio che sono più figli di steroidi che non di un duro allenamento giornaliero. Sono le otto quando Alex comincia a raccontarci del suo passato da calciatore, e mentre una ventina di camerieri apparecchiano i tavoli, ci dice di come il calcio sia tutto una questione di soldi. “Quello non è uno sport, date retta a me. Se avete due soldi, come quelli che vi guadagnate stasera, spendeteli altrove, tenetevi lontani dalle scommesse. Fidatevi di Alex, e vi dico queste cose contro i miei interessi”. Il suo paternalismo trasudante di altruismo mafioso ci mette in imbarazzo, non vedo l’ora di essere morto su quel tavolo e poi di rescuscitare. […]”

la pagina Facebook dice che la media di visualizzazioni (immagino a partire dal link facebook) è pari a 200 per ogni singolo post! Speriamo serva a qualcuno, grazie mille a tutti... a presto!
RispondiEliminalo scritto è pieno di errori grammaticali, perdonatemi, ma sono un po' cotto per revisionare :)
RispondiEliminaWow dove le hai prese 200 persone che ti seguono?? le hai pagate eh?? =)
RispondiEliminaCmq, domanda che c'entra poco: chi ha fatto il loghino/la copertina de L'Ottavo Mese Project? è carina, minima ma piena di significati racchiusi nel seme :)
c'è scritto sotto nelle foto Fb :), Marco Foderaro
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