14/06/11

7. Giro di Boa! Day SEVEN (14 giugno 2011)


Ce l’abbiamo fatta. Noi cittadini ce l’abbiamo fatta, quorum superato e grandi feste in diverse piazze d’Italia. A mio avviso è utile osservare come (credo) sia sempre più centrale l’importanza di internet (e, almeno oggi, dei social network), in particolare per quanto riguarda due aspetti: la divulgazione e la piazza. La divulgazione orizzontale e (molto più) democratica, fatta partire dal basso, da singoli cittadini, la campagna martellante avvenuta sui principali sociali network (Facebook in testa) legata alle iniziative dei vari gruppi esistenti nel mondo “reale”, ha creato una voce, forse un mondo, paralello a quello della tv e dei media tradizionali, un mondo fatto di legami più veri (gli amici, quelli Veri, di Facebook) e di voci degne di essere ascoltate anche da chi non si interessa di questioni fondamentali come la gestione pubblica dell'acqua. Pare che internet stia incentivando il passaggio da un regime mediatico, in cui Colui il quale parla dalla tv ha una verità in bocca, e tutto il popolo lo ascolta e decide in base a quello: Si – No o sto a casa (senza motivare concretamente il perché, oltretutto). Pare che questo non vada più bene, pare che finalmente internet possa dare la voce a chi non parla solo perché ha un tornaconto in termini di voti o di immagine. Per quanto riguarda la piazza, la festa nelle piazze, così come le iniziative avvenute durante la campagna, è stato centrale ancora una volta il web, con Facebook (e i suoi Eventi) a fare da traino. E così, dopo (quasi vent’) anni di solitudine, passati a seguire i risultati elettorali o referendari da soli davanti alla tv, magari con una canna in mano come Nanni Moretti, eccoci in piazza, molti silenziosi, timidi, non abituati alle feste né tantomeno alla gioia di piazza, una piazza usata per festeggiare una vittoria di tutti noi cittadini, ormai abiutati a trovarci in questo luogo o per manifestare contro chi fa quello che gli pare, o per gridare di gioia(?)  alle vittorie della nazionale di calcio. E così eccoci lì, in tanti, a brindare per una vittoria, questa vera, a raccogliere un po’ increduli i frutti di una eccezionale campagna e di un voto, ricordandoci il grande potere che questo diritto ci dà. Come disse un famoso telecronista nel 2006, "Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene!", perché ieri non hanno vinto 11 miliardari con i piedi di velluto, ma milioni e milioni di persone come noi.

La mattina al campo giochi è passata alla grande, il sole è tornato, e ora ci si mette al lavoro. Di scrivere prima di andare al lavoro, per ora, non se ne parla, meglio prendersi due orette dopo pranzo, e finire alle quattro e mezza.

Oggi si torna a Valencia (settembre 2001, due mesi dopo la fuga dall’Italia), ad Amanda, la ragazza che scappava da qualcosa o qualcuno e che Simone si era visto svenire tra le braccia. La ragazza si risveglia e dà uno strano appuntamento a Simone. Lui si reca all’appuntamento e, nell’attesa di vedere comparire Amanda, riprende a disegnare, scopriamo il suo talento, accantonato da quando non vedeva altro che buio nel suo futuro…

Mi fermo un po’ prima dell’obiettivo giornaliero, siamo praticamente a quota 12000 parole, il ritmo è perfetto e si concludono i primi sette giorni! La canzone del giorno, adatta allo stato d'animo ansioso (take it easy), e una fettina del romanzo che non ho riletto, perché sono cotto e questo blog mi sta mettendo un po’ d'ansia, forse è il caso di ragionarci su e farlo ogni due giorni, vedremo… intanto, a domani!

“ […] Come se tutto quello che trovava lungo la strada non le bastasse, una ragazza la cui bellezza e il cui mistero mi avevano colpito, anzi travolto,  sin dal primo istante. Solo in seguito mi sarei reso conto che, quelle che consideravo caratteristiche eccezionali, non erano altro che il piccolo filo visibile di un mare di problemi ma, come tutti i bambini curiosi, decisi di seguire quel filo e di tirarlo con forza verso di me, trascinandomi dietro uno tsunami in confronto al quale le grida e la fuga di quella sera non erano altro che una tranquilla bassa marea mattutina.
Così le avevo stretto la mano e mi ero messo a correre con lei, ed era come se fossi riuscito a vederci dall'esterno, noi due, mano nella mano, correre nella notte verso chissà dove. Due sconosciuti che fuggono senza sapere bene perché e senza avere una meta precisa verso cui dirigersi. Allora ci sembrava importante solo fuggire, e sentirci vicini, nonostante non ci conoscessimo da più di mezz’ora.

[…] Avevo quindi deciso di smetterla, non era una questione di stile o di temi, ma un forzato blocco creativo, una castrazione della passione che più mi faceva evadere e, appunto per questo, sentire vivo. Disegnavo luoghi, scene di vita, personaggi, rielaboravo la realtà per (provare a) darle un senso definitivo, totalizzante, un po’ come accade nei film, racchiudere una vita, un’emozione, in tante piccole scene. Farlo ora avrebbe comportato un grande rischio, il non essere più padrone del mio universo, non essere più la grande mano divina capace di guidare razionalmente la matita sul foglio. Questa volta avrebbero comandato i sentimenti, la rabbia, il rancore, la tristezza, la creatività sarebbe andata ad attingere da quel grande calderone infuocato che con ogni sforzo, giorno dopo giorno, cercavo di spegnere e di far scomparire.
Fino a oggi pomeriggio, quando, uscito dal lavoro, mi sono fermato in una cartoleria per acquistare alcune matite e un blocco di fogli bianchi. L’idea di rivedere quella ragazza, quella fragile fata dai lineamenti indiani, mi rendeva felice e mi faceva intuire che c’era una possibilità di guardare oltre la cinta di mattoni grigi che ottenebrava ogni prospettiva sul mio futuro. […]”

5 commenti:

  1. Su feisbuk è presente la Pagina (L'Ottavo Mese Project) con tutti gli aggiornamenti linkati live!

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  2. Noo no, non iniziare a scrivere ogni due giorni se no poi rallenti. magari scrivi meno ma tutti i giorni! Comunque. Noto che nella storia è settembre 2001. non credo sia un caso, no? quindi dobbiamo aspettarci qualche riflessione di Simone? mmm...

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  3. Hai ragione, ma intendevo scrivere sul blog. La scrittura del romanzo è un piacere, mentre aggiornare il blog è un fattore di ansia notevole :) il 2001 è una data di comodo, da un lato designa dieci anni esatti, collocandoci nel presente più attuale, dall'altro va nel 2001, anno tragicamente memorabile con G8 a Genova, Torri Gemelle, crisi in Argentina... le cose vengono accennate da Simone, in un primo flashback, quando era innamorato di Lucia e spensierato, e stava così bene al mondo che quell'estate gli pareva meravigliosa, nonostante G8, Argentina, ecc. Il parallelo del crollo della sua vita con le Torri Gemelle è stato fatto, ed è assolutamente calzante (secondo me) con la situazione che lui, da poco più che adolescente, si trova ad affrontare...

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  4. esatto, era proprio quel che avevo in mente :)

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